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Dopo un periodo di voci sgranate e appena pronunciate, di spazi poco più che vuoti e di giochi umani prima ancora che attoriali, ci sembra il momento di fare più rumore, di occupare più spazio, per giocare ancora con la ridondanza della realtà ma senza sottrarvisi.
ONE DAY - Finalmente vivere servirà a qualcosa non è un evento, ma è uno spettacolo sull’evento. Dura 24 ore, non ha inizio e non ha fine. Il Rimando diretto è alla classicità della tragedia, dell’epopea, più che agli sviluppi della performance contemporanea. È una festa, un’occasione d’incontro tra spettacolo e pubblico, entrambi forzati alla reciproca - a tratti estenuante - comprensione. E’ un musical, che però si vergogna di esserlo. Nel suo intero sviluppo mescola i generi, li ri-produce, li parodia, li rifiuta. Si fonda su un continuo slittamento di piani, in una costante promiscuità fra realtà e finzione: lo spettacolo non coincide mai con se stesso (si contraddice) e si sviluppa proprio nei ribaltamenti di senso.
ONE DAY si propone come un luogo e un tempo che ospitino il teatro in tempi in cui il teatro fatica a essere ospitato. È uno spettacolo sulle modalità produttive di fare spettacolo, sul senso di fare spettacolo, sul senso di non farlo. Uno spettacolo per il pubblico, sul pubblico e del pubblico. È uno spettacolo fatto di eccezioni. Finalmente vivere servirà a qualcosa è un’indicazione estetica e di lavoro, che fa propria la tendenza tipica dei nostri anni a riprodurre, filmare, fotografare ogni avvenimento e luogo, ci racconta della nostra incapacità di coincidere con il momento che viviamo, con il “qui e ora”; ci racconta l’impossibilità di esserci completamente, l’essere sempre in ritardo o in anticipo. ONE DAY è uno spettacolo che porta se stesso alle estreme conseguenze, rinunciando anche all’illusione della bellezza. Uno spettacolo pornografico, contro la pornografia; una storia emozionante contro l’emozione, contro il turbamento. Un racconto sul futuro. Oppure niente di tutto questo, ma non importa.
Fabrizio Arcuri
L’Accademia degli Artefatti nasce negli anni 90 con il progetto di organizzare e promuovere la cultura teatrale. Ospite nelle principali manifestazioni teatrali italiane, tra cui quelle di Santarcangelo e di Volterra ha prodotto una serie di spettacoli basati sulla contaminazione fra arte figurativa, performance e installazioni ma, contemporaneamente, ha sviluppato una propria modalità prettamente teatrale. Diretta da Fabrizio Arcuri, produce anche video-opere teatrali. Dal 1998 è riconosciuta dal ministero e riceve il sostegno dal Dipartimento dello spettacolo.

concept e regia
Fabrizio Arcuri
drammaturghi
Magdalena Barile, Renato Gabrielli
dramaturg Luca Scarlini
interpreti Miriam Abutori, Michele Andrei, Matteo Angius, Gabriele Benedetti, Fabrizio Croci, Daria Deflorian, Pieraldo Girotto, Caterina Inesi, Federica Santoro, Simona Senzacqua, Robeto Serpi, Shi Yang, Caterina Silva, Sandra Soncini, Antonio Tagliarini, Damir Todorovic + special guests
light designer
Diego Labonia
cura degli ambienti
Claudio Petrucci
paesaggi sonori
Gerardo Greco
interventi musicali live
Emiliano Duncan Barbieri, Danilo Puzello
costumi
per gentile concessione di Vivienne Westwood
organizzazione
Miguel Acebes
produzione
Accademia degli Artefatti 08
coproduzione
Romaeuropa Festival 2008 (Roma),
Corte Ospitale (Rubiera - RE),
REC- Reggio Emilia Contemporanea, Drodesera (Dro - TN),
Florian Teatro Stabile d'Innovazione (Pescara),
Area06, Centro Enea (Roma),
GRANDI MAGAZZINI TEATRALI (Campobasso)
in collaborazione con
Teatro Arvalia (Roma),
Rialto Santambrogio (Roma),
Le Chant du Jour (Roma)