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Cartellone 1993
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ARTE SONORA
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NUOVE PRODUZIONI EUROPEE
Accademia di Spagna, dal 6 al 16 luglio 1993

Evento

Programma
Nuovi scenari
Romaeuropa e la videoarte
IL GRAND TOUR NEI NUOVI SCENARI DELL’ARTE ELETTRONICA
di Nicola Sani

Che cosa hanno in comune i viaggiatori che hanno attraversato l’Italia, da Montaigne fino alla prima metà del nostro secolo alla ricerca delle radici della classicità e della cultura mediterranea, con gli attuali viaggiatori degli spazi virtuali? Cosa hanno in comune gli artisti del passato con quelli che oggi attraverso i media elettronici cercano nuove forme di linguaggio e di rappresentazione? Apparentemente nulla, ma a ben guardare troviamo impensabili analogie. Per prima cosa il concepire il viaggio come elemento fondamentale di un processo di ricerca espressiva. Il viaggiatore che partiva per il Grand Tour in Italia si metteva in viaggio perché solo attraverso quella esperienza poteva trovare risposta agli interrogativi sul proprio rapporto con la materia. Viaggiava attraverso l’Italia per interrogarsi e per interrogare la contemporaneità a partire dall’esperienza storica della classicità. Al tempo stesso viveva un’esperienza di estraneità pensando però di ritrovare in quell’estraneità i punti di riferimento su cui era basata la propria formazione culturale. E se ripercorriamo alcuni dei nomi di viaggiatori appartenenti alla grande cultura europea che hanno attraversato l’Italia negli ultimi quattro secoli, vi troviamo autori appartenenti a diversi campi dell’arte e del sapere, nella cui opera in una certa fase vi è stata l’influenza determinante del viaggio in Italia. Montaigne, Poussin, Charles De Brosses, William Beckford, Elisabeth Vigéé -Le Brun, De Sade, Montesquieu, M.me de Stael, Goethe, Chateaubriand, Stendhal, Byron, George Sand, Andersen, Dumas, Goncourt, Dickens, Edward Lear, Liszt, John Ruskin, Flaubert, Wagner, Hippolyte Taine, Nietzsche, Maupassant, Zola, Wilde, Rilke, Proust, Mann, Kafka, Benjamin, Musil, Klee, Gorkji, Cocteau, Ezra Pound, Joyce, von Hoffmanstal, Huxley, Freud, sono solo alcuni tra coloro che hanno attraversato la nostra penisola alla ricerca di quelle risposte che solo nella terra della classicità avrebbero potuto trovare.

Molti di quegli intellettuali e uomini di cultura, soprattutto nei tempi più vicini a noi, cercavano in Italia quei contrasti, quelle lacerazioni, quelle contraddizioni, che altrove non erano più percepibili o erano sopite. Sublime e demoniaco si alternano come anime complementari nella ricerca faustiana di contrasti del viaggio in Italia. Accanto agli elogi per la grandezza degli artisti italiani, Stendhal scriveva con grande lucidità nella sua biografia di Rossini, a proposito del malessere italiano: «Immagino un terribile mostro, un drago della favola, rigonfio di veleno, che esce dal fango di immense paludi; appare di colpo in mezzo alle campagne ridenti e coperte di fiori; la voluttà lascia il posto al terrore; è un essere malvagio, forte, irresistibile, dal quale ci si può aspettare solo del male, e che si lascia passare, che si cerca di evitare quando si fa vedere, ma nessuno ha il coraggio di guardarlo...». Correva l’anno 1823, ma come non associare queste riflessioni alle immagini delle recenti tragedie che hanno attraversato il nostro paese? Anche se oggi si è perso quel senso del viaggio in Italia, sono molte le tracce comuni sulle quali si sono mossi i viaggiatori che hanno attraversato il nostro paese nelle varie epoche, da Montaigne a Freud.

Fino alla prima metà del nostro secolo era rimasto intatto il senso della scoperta, perché in Italia era ancora possibile, fino ad un tempo relativamente recente, scoprire qualcosa di veramente diverso da ciò che esisteva altrove, con legami a tradizioni profondamente antiche. E Roma, la città del “sogno” freudiano, è vicina a quella metropoli virtuale, rappresentazione immateriale della memoria, che oggi vogliamo rappresentare attraverso un nuovo tipo di viaggio.

A noi, come si era detto all’inizio, in questo contesto interessano i viaggiatori che scoprono l’Italia attraverso una rappresentazione virtuale e fatta di immagini e suoni. Su questo progetto, quello di un Grand Tour virtuale, abbiamo pensato il programma della nuova sezione che Romaeuropa dedica all’Arte Elettronica. Un suggerimento e qualcosa di più per gli artisti, per pensare a progetti che abbiano aderenza con il rapporto tra memoria e contemporaneità. Nel programma di installazioni sonore abbiamo chiesto ad alcuni compositori internazionali, da Johannes Goebel a Jon Rose, da Ulf Langheinrich a Eduardo Polonio, di immaginare i suoni per uno spazio di esecuzione inedito: il chiostro dell’Accademia di Spagna a Roma. Un luogo antico, da cui vengono proiettati i suoni della contemporaneità, uno spazio entro cui l'immagine sonora viaggia liberamente ed entro cui è possibile muoversi liberamente, un luogo di ascolto della musica e dell’arte sonora diverso dalla tradizionale sala da concerto.

Nel programma di arte video abbiamo scelto quest’anno un orientamento geografico. Se da una parte esploriamo la produzione di una delle realtà più tecnologicamente all’avanguardia in questo settore, quella della Germania, dall’altra per la prima volta presentiamo un ampio itinerario sulle realizzazioni nei Paesi dell'Europa dell’Est. È un’occasione unica per conoscere ciò che è stato prodotto negli ultimi venti anni in realtà solitamente poco frequentate dai festival video internazionali, eppure interessantissime per il livello qualitativo della proposta. È un altro tipo di viaggio, che ci permette di scoprire, attraverso il linguaggio dell’avanguardia artistica contemporanea, l’evoluzione di tutta una scena culturale che ha caratterizzato i grandi cambiamenti dell’Europa di oggi.
Seguiamo quindi alcuni artisti formatisi nell’Est, ma attivi poi in altri Paesi, come Zbigniew Rybczynski a cui dedichiamo un’ampia programmazione dai primi lavori in Polonia fino alle più recenti realizzazioni negli Stati Uniti e in altri paesi europei. Anche le migrazioni, il confluire di una cultura nell’altra, la commistione dei linguaggi, fanno parte delle forme dell’arte elettronica di oggi, che tende ad integrare le espressioni e la molteplicità dei linguaggi in un nuovo codice fatto di interrelazioni e uso simultaneo di media differenti.

Guardando il complesso della programmazione di questa nuova area dedicata all’elettronica, vengono alla mente i versi con cui Eliot apriva il primo dei suoi Quattro Quartetti: «Time present and time past are both perhaps present in time future». A proposito delle realtà virtuali, delle nuove poetiche elettroniche, della scena multimediale questo rapporto di meditazione sulla storia è estremamente importante.
Quest’anno, aprendo una finestra sul futuro, vorremmo rappresentare la nuova stazione di un viaggio destinato ad arrivare ancora molto, molto lontano.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1993)