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LE TANTE STRADE DELLA “VIDEOGLASNOST” di Sandra Lischi Quando l’associazione culturale “Ondavideo” decise di dedicare uno dei suoi periodici ritratti di realtà video internazionali alla ex-URSS, mai si sarebbe aspettata una varietà e una “stranezza” così elevata dei materiali. La selezione, curata con Vladimir Borev - direttore della rivista “VideoAss”, la prima iniziativa privata dell’URSS e l’unica dedicata al cinema su cassetta e video - fu presentata a Pisa dal 5 al 9 dicembre 1991 col titolo “Videoglasnost: immagini dall’URSS fra arte e informazione”, e corredata da una serie di incontri, dibattiti, conferenze che necessariamente spaziavano dalla situazione politico-culturale all’attualità, dalle questioni economiche alla produzione e diffusione audiovisiva. Il ritratto della realtà televisiva e video che risultava da quell’inedito accumulo di materiali e che qui in parte riproponiamo rivela aspetti decisamente d’avanguardia mescolati strettamente a una zavorra di detriti del “già visto” nelle nostre televisioni, tanto da rasentare effetti di sublime kitsch: una vera chicca per un grottesco “blob russo”. I fenomeni più interessanti sono certamente una straordinaria diffusione della distribuzione home-video (che spiega anche la grande tiratura - 700.000 copie - della rivista specializzata, “VideoAss” appunto), che si è comunque subito avventata sulla produzione USA di serie B e C; il fenomeno del supplemento video dei giornali (videocassette prodotte da Komsomolskaja Pravda e Moskovskie Novosti), voce indipendente e “diversa” rispetto all’informazione televisiva; infine una produzione sperimentale e di ricerca “sommersa” e talvolta artigianale, strettamente collegata alla grande tradizione del teatro d’avanguardia e alla musica del Novecento. Altrettanto interessante, ma inquietante, è la presenza, accanto a questi fenomeni (spesso al loro interno), di una sguaiata imitazione dei modelli occidentali di “TV spazzatura”: spogliarelli e chiassosi concerti, moda e videoclip, curiosità al limite del surreale (come nel “Guinness televisivo sovietico dei primati”): tendenze che, ripetiamo, serpeggiano anche dentro i lavori di molti giovani: o nella rivista “VideoAss”, che accosta a notizie e servizi sui festival video internazionali la promozione dei più volgari prodotti commerciali e ineffabili foto a tutta pagina di nudi femminili. Questo mentre si consolidano e si sviluppano realtà importanti: la ventennale sperimentazione di un gruppo di ricerca musicale visivo come il “Prometheus” di Kazan o la giovane ATV, associazione degli autori televisivi, una struttura indipendente che realizza programmi non necessariamente finalizzati al circuito televisivo ufficiale (ma anche qui troviamo prodotti decisamente coraggiosi e innovativi accanto a programmi banali e di piatto intrattenimento): fra le iniziative della ATV, la “cabina della glasnost”, per il programa “La voce delle masse” (chiunque può entrare, premere un bottone e avere a disposizione un minuto “libero” di registrazione, un po' come nel “videobox” di RAI 3 o nelle “videocabínas” di Sandra Kogut). Un tumultuoso e complicato incrocio, insomma, di vecchio e di nuovo, in cui a stento si riesce a distinguere quel che è vecchio nel nuovo e quel che, nel vecchio, ha ancora la freschezza del nuovo: e in cui spesso la creazione “indipendente” è ancora pesantemente influenzata dai precedenti condizionamenti, nel senso che si muove per reazione, prima ancora che per azione. Qui, del resto, in questa compresenza di raffinata e profonda cultura e fascinazione per il kitsch occidentale, di spettacolarità e “liberatoria” e sommessa marginalità, risiede gran parte dell’intersse della cultura autodiovisiva in pieno movimento, febbrile e contraddittoria, di questo immenso paese. (in Catalogo Romaeuropa Festival 1993) |
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