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Cartellone 1993
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ARTE VIDEO IN GERMANIA E PAESI DELL’EST

Accademia di Spagna, dal 6 al 16 luglio 1993

Evento

Programma Germania
Programma Ex URSS
Programma Ungheria
Programma Polonia
Programma paesi baltici

Romaeuropa e la videoarte
Nuovi scenari
Studio Akustische Kunst
Il video negli anni ‘80
L’arte video nell’est
“Videoglasnost”
L'arte video in Ungheria
L’arte video in Polonia
L'arte video nei paesi baltici

LE TANTE STRADE DELLA “VIDEOGLASNOST”
di Sandra Lischi

Quando l’associazione culturale “Ondavideo” decise di dedicare uno dei suoi periodici ritratti di realtà video internazionali alla ex-URSS, mai si sarebbe aspettata una varietà e una “stranezza” così elevata dei materiali. La selezione, curata con Vladimir Borev - direttore della rivista “VideoAss”, la prima iniziativa privata dell’URSS e l’unica dedicata al cinema su cassetta e video - fu presentata a Pisa dal 5 al 9 dicembre 1991 col titolo “Videoglasnost: immagini dall’URSS fra arte e informazione”, e corredata da una serie di incontri, dibattiti, conferenze che necessariamente spaziavano dalla situazione politico-culturale all’attualità, dalle questioni economiche alla produzione e diffusione audiovisiva.

Il ritratto della realtà televisiva e video che risultava da quell’inedito accumulo di materiali e che qui in parte riproponiamo rivela aspetti decisamente d’avanguardia mescolati strettamente a una zavorra di detriti del “già visto” nelle nostre televisioni, tanto da rasentare effetti di sublime kitsch: una vera chicca per un grottesco “blob russo”.
I fenomeni più interessanti sono certamente una straordinaria diffusione della distribuzione home-video (che spiega anche la grande tiratura - 700.000 copie - della rivista specializzata, “VideoAss” appunto), che si è comunque subito avventata sulla produzione USA di serie B e C; il fenomeno del supplemento video dei giornali (videocassette prodotte da Komsomolskaja Pravda e Moskovskie Novosti), voce indipendente e “diversa” rispetto all’informazione televisiva; infine una produzione sperimentale e di ricerca “sommersa” e talvolta artigianale, strettamente collegata alla grande tradizione del teatro d’avanguardia e alla musica del Novecento.
Altrettanto interessante, ma inquietante, è la presenza, accanto a questi fenomeni (spesso al loro interno), di una sguaiata imitazione dei modelli occidentali di “TV spazzatura”: spogliarelli e chiassosi concerti, moda e videoclip, curiosità al limite del surreale (come nel “Guinness televisivo sovietico dei primati”): tendenze che, ripetiamo, serpeggiano anche dentro i lavori di molti giovani: o nella rivista “VideoAss”, che accosta a notizie e servizi sui festival video internazionali la promozione dei più volgari prodotti commerciali e ineffabili foto a tutta pagina di nudi femminili.
Questo mentre si consolidano e si sviluppano realtà importanti: la ventennale sperimentazione di un gruppo di ricerca musicale visivo come il “Prometheus” di Kazan o la giovane ATV, associazione degli autori televisivi, una struttura indipendente che realizza programmi non necessariamente finalizzati al circuito televisivo ufficiale (ma anche qui troviamo prodotti decisamente coraggiosi e innovativi accanto a programmi banali e di piatto intrattenimento): fra le iniziative della ATV, la “cabina della glasnost”, per il programa “La voce delle masse” (chiunque può entrare, premere un bottone e avere a disposizione un minuto “libero” di registrazione, un po' come nel “videobox” di RAI 3 o nelle “videocabínas” di Sandra Kogut).

Un tumultuoso e complicato incrocio, insomma, di vecchio e di nuovo, in cui a stento si riesce a distinguere quel che è vecchio nel nuovo e quel che, nel vecchio, ha ancora la freschezza del nuovo: e in cui spesso la creazione “indipendente” è ancora pesantemente influenzata dai precedenti condizionamenti, nel senso che si muove per reazione, prima ancora che per azione. Qui, del resto, in questa compresenza di raffinata e profonda cultura e fascinazione per il kitsch occidentale, di spettacolarità e “liberatoria” e sommessa marginalità, risiede gran parte dell’intersse della cultura autodiovisiva in pieno movimento, febbrile e contraddittoria, di questo immenso paese.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1993)