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L’ARTE VIDEO IN UNGHERIA di Georges Heck Video Les Beaux Jours, Strasbourg Sin dagli anni ’80, e molto più che negli altri paesi dell’Europa dell’Est, l’Ungheria ha fatto la scelta del video. In Ungheria le frontiere sembravano aperte, o per lo meno più che altrove, e il regime politico permetteva gli scambi artistici. Non fosse altro che per ragioni economiche, il video è stato un modo per proseguire la tradizione del cinema sperimentale, introdotto a Budapest dallo Studio Béla Balazs. Da questo studio di produzione, fondato nel ’58, sono uscite le nuove generazioni di cineasti ungheresi. Possedeva una grande autonomia, nonostante appartenesse anche all’ufficiale “Associazione dei Registi di cinema e Televisione”. Esso dava la possibilità ai giovani registi di realizzare, con la massima libertà, i loro primi video, però paradossalmente impediva loro di organizzare una programmazione. La diffusione del video ha facilitato la circolazione delle opere e ha permesso, soprattutto, che molte ne venissero realizzate. Da questo luogo di ricerca alternativa è emersa la rivista video “Black Box”. All’inizio era clandestina perché proibita, poi man mano che il regime si democratizzava fu finalmente tollerata. “Black Box” rivolgeva critiche, denunciava il regime e il sistema politico e parallelamente alla televisione ufficiale si faceva conoscere facilmente tramite la diffusione di videocassette. Questo movimento si appoggiava a una tradizione molto diffusa nei paesi dell’Est, quella del documentario. La filiazione con il cinema sperimentale degli anni ’80 si è interrotta d’un tratto, sicuramente dopo e a causa della scomparsa tragica e prematura di Gabór Bódy. Lui non era solamente un regista di cinema o di televisione, ma era anche un organizzatore instancabile. Negli anni ‘70, fu il primo in Ungheria a utilizzare il video in modo artistico. Altri artisti furono costretti a espatriare per poter creare, poiché erano senza mezzi tecnici e la televisione si rifiutava di utilizzare il video d’autore. Il forte sviluppo della produzione video è recente. A Budapest come in tutto il paese si aprono numerose strutture di produzione. Certi artisti hanno continuato il loro lavoro all’estero, per esempio Gustav Hamos e Antal Lux a Berlino, Agnes Hegedùs e Tamas Walicsky al “Zentrum Für Kunst und Medientechnologie” di Karlsruhe. Ai suoi tempi, anche Gabór Bódy era emigrato a Berlino, Colonia e Vancouver. Oggi si sta imponendo, sempre in Ungheria, una nuova generazione di artisti che si aprono a tutti i generi di creazione video, dall’arte al documentario politico all’installazione. La loro caratteristica è di lavorare in modo décloisonné, cioè senza vincoli. Artisti come Peter Forgacs, Andras Wahorn o Tibor Szemzó sono fotografi, pittori, performers, musicisti e video artisti. Gabór Bódy ha fondato “Infermental”, la prima rivista internazionale di Computer Art, su videocassetta. Ogni edizione è stata realizzata in un paese diverso. Nell’83 il terzo numero fu realizzato nello Studio Béla Balazs. I numerosi artisti che parteciparono alla composizione delle sei videocassette hanno dato luogo ad una antologia del video d’autore internazionale che si collega al carattere innovativo delle oper di Gabór Bódy. (in Catalogo Romaeuropa Festival 1993) |
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