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Cartellone 1993
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ARTE VIDEO IN GERMANIA E PAESI DELL’EST

Accademia di Spagna, dal 6 al 16 luglio 1993

Evento

Programma Germania
Programma Ex URSS
Programma Ungheria
Programma Polonia
Programma paesi baltici

Romaeuropa e la videoarte
Nuovi scenari
Studio Akustische Kunst
Il video negli anni ‘80
L’arte video nell’est
“Videoglasnost”
L'arte video in Ungheria
L’arte video in Polonia
L'arte video nei paesi baltici

L’ARTE VIDEO NEI PAESI BALTICI
di P.E. Gallet

Dopo 3 anni il Ministero Francese degli Affari Esteri, in collaborazione con il Centro Multimediale di Riga, organizza nella capitale Lettone un festival di arte video che nel 1992, con una estensione a Vilnius e Tallin, è divenuto il Festival franco-baltico di videoarte.

In questo tipo di festival, come quelli che l’Ufficio dei video e delle immagini del Ministero organizza a Santiago del Cile, a Bogotà e Buenos Aires, l’accento è posta assai più che sui virtuosismi tecnologici, sulla nascita di nuove prospettive. Ogni anno un artista locale, scelto dall’artista francese inviato durante il festival, viene a Parigi per realizzare un “diario di viaggio”. Tre di questi diari hanno potuto così essere realizzati da alcuni artisti lettoni.

In Lettonia si è così assistito alla nascita di nuovi modi di vedere - è un po' presto per parlare della Lituania e dell'Estonia. Prospettive di una grande varietà, ma in cui predominano alcune caratteristiche ricorrenti. Fra queste, l’associazione di una capacità poetica legata al sentimento del tempo - visibile in Hardis Ledins, il grande primogenito (L'orto delle mele, Diario di viaggio) come in Victor Zarins, uno dei più giovani - e di un certo umorismo o un gusto per la derisione, come emerge nelle opere di un Juris Boiko che si esprime preferibilmente attraverso installazioni in cui è soprattutto la contemplazione di trasformazioni minimali della natura a generare l’opera.
Ma accanto a queste opere spuntano alcune “Cronache Livoniane” caotiche in cui le sovraimpressioni e gli scontri di immagini sono assai prossimi a ciò che si fa spesso, troppo spesso, qui da noi, ma con una più autentica energia visuale.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1993)