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L’ARTE VIDEO NEI PAESI
BALTICI di P.E. Gallet Dopo 3 anni il Ministero Francese degli Affari Esteri, in collaborazione con il Centro Multimediale di Riga, organizza nella capitale Lettone un festival di arte video che nel 1992, con una estensione a Vilnius e Tallin, è divenuto il Festival franco-baltico di videoarte. In questo tipo di festival, come quelli che l’Ufficio dei video e delle immagini del Ministero organizza a Santiago del Cile, a Bogotà e Buenos Aires, l’accento è posta assai più che sui virtuosismi tecnologici, sulla nascita di nuove prospettive. Ogni anno un artista locale, scelto dall’artista francese inviato durante il festival, viene a Parigi per realizzare un “diario di viaggio”. Tre di questi diari hanno potuto così essere realizzati da alcuni artisti lettoni. In Lettonia si è così assistito alla nascita di nuovi modi di vedere - è un po' presto per parlare della Lituania e dell'Estonia. Prospettive di una grande varietà, ma in cui predominano alcune caratteristiche ricorrenti. Fra queste, l’associazione di una capacità poetica legata al sentimento del tempo - visibile in Hardis Ledins, il grande primogenito (L'orto delle mele, Diario di viaggio) come in Victor Zarins, uno dei più giovani - e di un certo umorismo o un gusto per la derisione, come emerge nelle opere di un Juris Boiko che si esprime preferibilmente attraverso installazioni in cui è soprattutto la contemplazione di trasformazioni minimali della natura a generare l’opera. Ma accanto a queste opere spuntano alcune “Cronache Livoniane” caotiche in cui le sovraimpressioni e gli scontri di immagini sono assai prossimi a ciò che si fa spesso, troppo spesso, qui da noi, ma con una più autentica energia visuale. (in Catalogo Romaeuropa Festival 1993) |
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