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Cartellone 1988
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VESPRO SOLENNE
PER LA FESTA DI S. LUIGI

Chiesa di S. Luigi dei Francesi,
21, 22 luglio 1988

Evento
Rassegna stampa

Lionnet sui Vespri
Rassegna stampa

«Dopo secoli di silenzio i Vespri hanno risuonato nelle navate barocche di San Luigi dei Francesi. E sono stati proprio i pezzi composti nel ‘600 dai maestri di cappella della chiesa a riempirla nuovamente di note. I versetti di Orazio Benevolo o i salmi di Stefano Fabri hanno rivissuto i tempi d’oro cantati in latino e gorgheggiati in un gioco di rimandi tra soprani, contralti, tenori e bassi.
Un’ora e mezzo di spettacolo senza un attimo di sosta con due direttori d’orchestra: il primo davanti all’abside e il secondo abbarbicato sul pulpito a metà navata. Non un guizzo della scenografia già spettacolare, ma un’esigenza tecnica visto che solo così tutti i musicisti potevano seguire le direttive dei maestri.
Una ricostruzione perfetta dove si sono susseguiti salmi, antifone, orazioni e cantici. Sono state rispettate persino le parti non cantate, salmodiate da un prete. C’è stata solo qualche piccola “discrepanza”. I Vespri solenni a San Luigi dei Francesi erano celebrati il 25 agosto, in occasione della festa del santo. Inoltre la chiesa veniva tutta decorata da un artigiano chiamato il “festarolo”, venivano montate le tribune per accogliere i cori e il parroco faceva un grande bucato della biancheria della chiesa e preparava una colazione per i musicisti. Anche l’applauso scrosciante e prolungato di giovedì sera, nella speranza vana di riuscire a strappare un bis, probabilmente non c’era nella tradizione seicentesca».
(Rosa Maria Attanasio, Il sortilegio dei Vespri, Il Messaggero, 23 luglio 1988)

«Il frutto delle scrupolose ricerche documentarie e delle scelte artistiche del musicologo francese Jean Lionnet si è tradotto l’altra sera nella riesumazione di un ideale concerto spirituale barocco di grande fascino, specialmente nella dimensione esecutiva che ha coinvolto quattro complessi specialistici (il Sagittarius, il Capriccio Stravagante, il Teatro Armonico e l’Orchestra Barocca Italiana) per un organico di poco superiore alla trentina di artisti, giovani e giovanissimi, disposti per lo più sul fondo e ai lati della navata centrale. Tutti, in realtà, solisti ma fusi perfettamente assieme da una preparazione eccellente e dalla musicalissima guida di Miles Morgan e dei suoi stretti collaboratori, Michel Laplénie, Skip Sempé e Alessandro De Marchi. [...]
Tra i momenti di più viva suggestione, si ricordano l’Iste Confessor in gregoriano con versi alternati di Palestrina, il Dixit Dominus di Benevolo».
(Luigi Bellingardi, Spirituale barocco, Corriere della Sera, 24 luglio 1988)