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Cartellone 1988
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TECNICAMENTE DOLCE

Accademia Nazionale di Danza,
28, 29 luglio 1988

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Rassegna stampa

La Nuova Danza Italiana
Rassegna stampa

«Anticonformista, trasgressivo, provocatorio, Enzo Cosimi smaschera con Tecnicamente dolce l’alienazione della società moderna. È un’esperienza dolorosa, violenta, brutale, che non cede il passo all’accettazione rassegnata, ma ne cerca un riscatto, in chiave di convivenza positiva.
Il pubblico rimane imbarazzato, scioccato, perplesso di fronte a uno spettacolo che non propone una vera storia, come sviluppo di un racconto a svolgimento narrativo, ma si configura piuttosto come una serie di “tableaux”: immagini forti, drastiche, in un’atmosfera angosciante e allucinante. [...] La provocazione dello spettacolo tocca l’apice in una scena nella quale le due donne-bambine ballano bloccandosi quando la musica viene a mancare, con sequenze sempre più veloci e alienanti. Dentro la camera l’uomo infrange un vetro, che si frantuma in mille pezzi. È il segno di una rottura. Le donne, con movimenti rallentati, si spogliano lentamente fino a rimanere nude.
L’uomo prova a urlare impazzito e disperato, ma senza emettere alcun suono; poi avanza lentamente e fa cadere una colomba bianca dentro un cilindro di vetro. È un momento forte, necessario all’interno dello spettacolo. È anche il culmine di violenza esasperata attraverso la quale si scivola in una rinascita. La quale non ha, però, una valenza completamente positiva. Non a caso, la colomba non vola, rimane prigioniera».
(Francesca Bernabini, Ha aperto quella porta, Corriere della Sera, 3 agosto 1988)

«Un’opera breve e pulsante, metallica, compiuta. Sintetica di passioni e di pensieri, capace di scuotere. È Tecnicamente dolce, di Enzo Cosimi: una bella prova di maturità creativa, la più convincente, per padronanza di mezzi espressivi, autonomia e coerenza di linguaggio, fra le quattro di autori italiani presentate nel corso del Festival di Villa Medici. Cosimi ha scelto due interpreti femminili di eccellente preparazione tecnica e intensa carica espressiva, Rita Cioffi e Rachele Caputo, ed ha creato per sé e per loro non un trio ma uno spettacolo vero e proprio, un arco di tensione drammaturgica che scatta con la precisione di un congegno elettronico, perfettamente compreso e integrato nella scena costruita dall’artista visivo Giorgio Cattani con la collaborazione dello stesso Cosimi. [...] Attraverso una composizione di rigide e brevi linee geometriche, cariche di vibrante tensione muscolare, e ricorrendo a opposizioni di ritmi a lui consuete – gesti e passi scattanti ed elastici, esasperazioni espressive di eleganti passi di scuola, improvvise accelerazioni di velocità – Cosimi costruisce un piccolo universo di violenza e di mutua sopraffazione, terribilmente umano e che pure ha la limpidezza esemplare del modello costruito in laboratorio, nel quale possiamo specchiarci o dal quale possiamo rifuggire».
(Donatella Bertozzi, Gelido erotismo, Il Messaggero, 31 luglio 1988)