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Evento Multimedia Rassegna stampa La Nuova Danza Italiana Intervista a Lucia Latour |
INTERVISTA A LUCIA LATOUR a cura di Francesca Bernabini (“Era una donna che ballava a testa in giù”, Corriere della Sera, 22 luglio 1988) Non scherzo se affermo che tra una decina di anni prenderò l’aperitivo in un’altra gravità. Non intendo dire che bisogna andare in altro mondo. Ma il nostro sarà comunque un mondo diverso. Lo sviluppo tecnologico è molto accelerato, veloce. Un secolo fa prendevano per pazzi coloro che volevano volare. Oggi gli aerei non sono altro che autobus di massa. Fra qualche anno forse ci sarà proprio un’altra gravità. [...] Il nuovo spettacolo è una prosecuzione del precedente lavoro? Non è esatto. Non è una ricerca ma una avventura nel mondo della gravità che mi diverte molto. Con Frilli Troupe avevamo giocato con un modo diverso di essere. Era come entrare in un mondo “altro” e divertente. Con questo spettacolo abbiamo affrontato, sempre divertendoci, tutti i problemi che nascono stando a testa in giù. Come si configura questa nuova gravità? Nasce dall’idea di cadere. La si supera. Si arriva in un’altra gravità dove non si cade più ma si ha sempre la memoria del cadere. Nella vita si ha paura di cadere, di farsi male. È un fastidio ma al tempo stesso un piacere, una sicurezza su uno stato preciso e conosciuto. Questo spettacolo è un po’ un viaggio verso l’ignoto. Come è venuta questa idea? Mi ha ispirato la danza eccentrica di Foregger. Era un russo di origine austriaca che ha lavorato intorno agli anni venti al fianco di Mejerchol’d e Ejzens¹tejn. Compose un tango in cui la donna ballava a testa in giù. Era stravagante e provocatorio, come del resto lo era tutto il teatro non tradizionale di quel periodo. E con questo intendo il varietà, il circo, il tip tap, che erano le più grosse officine di creatività. La multivisione totale che uso nello spettacolo si ispira ai fondali del varietà: alludo a spazi reali senza nascondere una finzione evidente. On y tombe... si ispira anche ai mezzi di comunicazione di massa. Dagli spot, dai video musicali, nasce un rapido succedersi di situazioni... Nello spettacolo facciamo proprio questo. Le azioni mutano come se si spingessero i tasti di un telecomando. Durante i cambi appaiono scritte pubblicitarie che reclamizzano lo spettacolo. Poi appare un film giallo, e ancora una clownerie e una rivista effimera con tutù. Il tutto è condito con una buona dose di stravaganza e eccentricità, che considero i miei segni distintivi. |
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