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Evento Rassegna stampa Xenakis: l'arte del demiurgo Conversazione tra Xenakis, Messiaen, D'Allones, Serres |
L’ARTE DEL DEMIURGO di Maurice Fleuret Abbordare l’opera di Xenakis, non è solo fare atto di cultura, e non è neanche - per associazione, per comparazione, per deduzione - riconoscere a tutti i costi l’oggetto d’arte, l'oggetto da museo, con l’unica preoccupazione, poi, d’iscriverlo agevolmente in una prospettiva storica, o di collocarlo nel suo giusto posto nel Pantheon della musica occidentale. È sufficiente essere nuovi, aperti, disponibili, liberi da ogni fardello e pronti all’avventura. Non c’è che da arrendersi alla cruda evidenza. Perché deriva da questa arte come una immensa eco delle origini, rotta dalle tempeste, tumido ruscello di lave, scintillante di lampi, un rumore unico e multiplo al contempo, in tutto simile a quei fenomeni naturali per i quali Xenakis ha sempre tradito una affascinante meraviglia: il vento, la grandine, l’uragano, i terremoti, le maree, le correnti sottomarine, il movimento ineluttabile degli astri nel cielo, il crepitio del fuoco, il canto dei grilli nella notte d’estate, e lo stesso clamore delle grandi folle in collera. Qui, evidentemente, la bellezza non risponde a nessuno dei suoi canoni tradizionali, ma, tanto per cominciare, essa sembra nascere semplicemente, irresistibilmente, dalla complessità e dalla forza. Essa non ci appare come un’eleganza offerta al diletto artistico - ma come la manifestazione imperiosa dell’ordine segreto che regge il disordine apparente della natura. Insomma: essa rifiuta la grazia per l’abbagliamento. Però, abbandonarsi passivamente alle sensazioni e alle impressioni, è lungi dall'essere sufficiente per penetrare la galassia Xenakis. «Non è l’orecchio che sente», egli dice «ma è l’intelligenza che capisce». Tanto più che per lui, «fare della musica significa esprimere l’intelligenza umana con dei mezzi sonori»; una intelligenza che include a perfezione anche la logica pura, la logica dei numeri e perfino la logica dell’intuizione. Infatti, se la matematica è stata lo strumento, l’utensile principale delle prime composizioni di Xenakis - essa non ha mai cessato d’essere guidata dall’intuizione e dall’intrattenere con essa dei rapporti dialettici. Al punto che, oramai, il calcolo ha creato uno stile, perfino nelle opere scritte in punta di penna, le più numerose oggi. Per Xenakis, come per gli antichi Greci, «l’arte, e soprattutto la musica, ha una funzione fondamentale che è quella di catalizzare la sublimazione che essa può apportare con tutti i mezzi d’espressione. Bisogna badare a trasportare con delle fissazioni-riferimenti verso l’esaltazione totale nella quale l’individuo si confonde, perdendo la sua coscienza, con una verità immediata, rara, enorme e perfetta». Ecco perché, agli occhi di molti che rimettono in gioco i valori materiali e si rivoltano contro l’usurpazione d’una società banalizzata - la musica di Xenakis esprime ora una necessaria rabbia di vivere e di pensare, nel mentre che, con la fusione dell’arte e della scienza messe al servizio del supremo compimento umano, essa simbolizza la nuova coscienza dei tempi moderni. Ma questa musica non deve nulla alla contingenza; essa non è affatto tributaria delle mode e degli accidenti della storia: essa non è fatta né con né contro un’altra musica; e sfugge così tanto gli accademismi di ieri e di oggi, come le avventure senza domani. In effetti, là dove tanti creatori s’affannano a battere in breccia la tradizione, a dissolverla, a disintegrarla con ogni sorta d’impresa sovversiva, là dove tante musiche nuove non si definiscono che negativamente in rapporto al passato, ed accusandone così il peso - quando esse non si limitino semplicemente ad annettersene l’eredità mettendolo in salsa quotidiana -, Xenakis, lui, inventa nell’assoluto, come il primo uomo sulla Terra nel primo giorno del mondo. La sua fisica sonora rende conto d’una metafisica permanente, fuori del tempo e fuori dello spazio. La sua creazione è senza riferimento alcuno alle attuali trasformazioni della cultura. Essa avrebbe potuto, al limite, sbocciare in altri tempi, sotto altri cicli. Essa non deve sforzarsi di essere originale: essa è, originale. Si capirà dunque come quest’arte sia in qualche modo rimasta ciò che essa era all’inizio, fedele alla sua essenza, a dispetto delle sue molte facce. Non si è progrediti per evoluzione, per approfondimento laborioso, per sviluppo sistematico - ma sempre per estensioni radicali, aprendo ogni volta, nondimeno nella stessa direzione, degli orizzonti fino ad allora sconosciuti: «Il problema non è la giustificazione storica di una nuova avventura; ma al contrario, sono l’arricchimento e la spinta in avanti, che contano». Non si avrà dunque qui accumulazione progressiva del vocabolario, tesaurizzazione dei costrutti caratteristici, paziente messa a punto d’una sintassi definitiva. Non è perciò il caso di parlare propriamente di linguaggio, nel senso di un qualunque sistema di comunicazione stabilito una volta per tutte. Non c’è da una parte il materiale e dall’altra la messa in opera - ma, a tutti i livelli, l’autorità e il controllo d’un pensiero volitivo, denso, che trova molto naturalmente la sua espressione grazie alla sola virtù della sua energia. Ecco la ragione per cui, inoltre, tutti coloro i quali hanno voluto più o meno imitare la scrittura musicale di Xenakis, non sono approdati ad altro che a copiarne la superficie, l’apparenza immediata, senza mai restituirne la realtà profonda. Tutti non si sono arrestati che all’effetto apparente, al trattamento insolito delle voci, degli strumenti o della banda magnetica, che essi hanno reputato come una semplice invenzione tecnica, come un procedimento insolito - mentre si tratta della resa, della “messa in suoni” d’un pensiero ben più generale, che potrebbe rivestire - e non ha mancato di farlo - ogni sorta di altro aspetto. Ecco anche perché Xenakis non ha mai ancora avuto dei discepoli diretti, nessuno che si sia veramente impegnato al suo fianco. Questa profeta è un solitario, e rischia molto di restarlo a lungo... In trentatré anni di attività pubblica, Xenakis ha prodotto un centinaio di opere musicali, eseguite ormai in tutto il mondo. Ma egli ha soprattutto imposto l’immagine d’un creatore proteiforme nella sua unicità, e in rapporto al quale, il vederlo e il sentirlo si completano, la musica si fa architettura e l’architettura musica, il suono luce, e la luce - suono: «un architetto/logico-matematico, poeta e musicista, ma non come gli altri» - così lo ha definito Olivier Messiaen. Alla cui definizione bisognerebbe ancora aggiungere la qualità di filosofo, che, in fin dei conti, domina e riassume tutte le altre. (in Catalogo Romaeuropa Festival 1988) |
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