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Evento Rassegna stampa Programma Il Festival Nordico |
Rassegna stampa «Unica compagnia di danza contemporanea ad essere sovvenzionata dallo stato in Norvegia, Nye Carte Blancheha posto l’accento in White wall Black hole sulle mille modalità dell’espressione nei rapporti interpersonali. Ispirata al testo Mille plateaux del filosofo francese Gilles Deleuze, ed avvalendosi di rumori ma anche di musiche da disco dance, il balletto pietrifica alcuni momenti di originale improvvisazione e spezzetta il discorso in un assieme di momenti solistici e cameristici. Geniale l’uso della luce che conferisce aspetti ora glacialmente spettrali, ora da fotogrammi filmici. Luci di taglio, per lo più, cui si aggiunge la illuminazione di un pannello girevole al neon che macchia di rosso la lunga serie di enormi X a formare una sorta di divisorio che separa trasversalmente la scena. [...] Alla Finlandia è toccato un momento di primo piano grazie alla Compagnia di danza della Città di Helsinki impegnata in una scattante coreografia di Kenneth Kvarnström. Su una musica cangiante non di rado ispirata ai climi sonori della tradizione islamica, no-no racconta in un crescendo emotivo di luce e di esplosione cinetica la storia di una sorta di comunità nella quale si inseriscono, con diversi gradi di integrazione, alcuni estranei. In uno spazio chiaramente delimitato e con un segno coreografico molto astratto ma molto efficace, Kvarnström tesse una sorta di arabesco figurativo dinamico che nasce da rapporti interpersonali e si spinge a climi di forte tensione drammatica. [...] Non meno interessante la serata dedicata poi alla danza contemporanea svedese con la compagnia d Örjan Andersson impegnata in un trittico coreografico. Una compagnia di recente costituzione ma che fa affidamento sulle doti di un coreografo che ha fatto le sue esperienze con Birgit Cullberg prima e con la Batsheva Dance Company israeliana poi. Di forte impatto visivo i due lavori: Heaven (Cielo) incentrato sulla incomunicabilità tra individuo e società e L’arrivo della Regina di Saba che dà corpo splendidamente alla aggressività repressa e alle ansie insite nell’attesa». (Lorenzo Tozzi, La danza che viene dal freddo, Il Tempo, 2 novembre 1997) «Dei quattro spettacoli ospiti rappresentanti altrettanti paesi (Norvegia, Finlandia, Svezia e Danimarca) sono tre i gruppi che si impongono per la compiutezza e l’originalità dei risultati. Si tratta dei due spettacoli danesi e di quello finlandese: esperienze artistiche ai poli opposti di un universo coreografico che in questo modo mostra le infinite possibilità e suggestioni di un gesto che può passare dalla più lineare semplicità al trionfante barocchismo. Il gruppo Andres Christiansen Danscenen costruisce una coreografia che allude a un mondo altro per ritmi e atmosfere, dove il disegno dinamico non costituisce l’unico punto focale. Dry, the ultimative raindance si presenta con l’ambiziosa (e riuscitissima) traduzione in termini di teatro danza di una inafferrabile esperienza interiore. Due personaggi beckettiani, legati da un rapporto di dipendenza fortemente colorato di assoluto, intessono una surreale danza della pioggia in una scena polverosa e spenta di mobili avvolti da lenzuoli, dove la coreografia è povera, suggestiva. Ugualmente scarno, ma ugualmente “eccessivo” è l’assolo dello spettrale Thomas Hejlesen che interpreta una personalissima danza macabra secondo le cadenze bachiane di un clavicembalo “trattato” e suonato acrobaticamente dal vivo. Coreuticamente lontanissimo, ma non per questo meno interessante, è la danza “danzata”, avvolgente e sinuosa, dell’Helsinki City Theatre Dance Company diretta dall’acclamatissimo astro nascente Kenneth Kvarnström che in no-no crea settanta minuti fitti di suggestioni islamiche, musicali e visuali, intrecciate in un disegno coreografico sensualissimo e trascinante, pieno di cadute avvitate, di incontri-scontri tra sette danzatori dalla spiccatissima individualità artistica, scolpiti in uno spazio scenico dominato dal freddo vuoto del bianco /ma non per questo privo di sorprese) dalle luci puntiformi firmate da Vesa Ellilä». (Chiara Vatteroni, Surreali danze scandinave, Il Piccolo, 12 novembre 1997) |
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