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Cartellone 1997
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MISS K.; GREEN AND BLUE; PETITE MORT
Teatro Sistina, 7, 8 luglio 1997

Evento
Rassegna stampa

Hervé Robbe e Miss K.
Green and blue
Ballet de l’Opéra de Lyon
Rassegna stampa

«Modesta, a dire il vero, la tessitura di Miss K., di Hervé Robbe, creazione priva di interiore dinamicità che non valorizzava appieno le qualità della compagnia (che molti ricorderanno eccellente protagonista della Cenerentola di Maguy Marin, all’Olimpico).
Rarefatto e sereno Green and Blue, di Bill T. Jones , astratta meditazione danzata, resa con un linguaggio dinamico ed essenziale e nella quale gli interpreti paiono costantemente assumere come punto di riferimento della danza non il proscenio ed il pubblico ma piuttosto il fondo della scena, così che chi guarda non si trova, almeno idealmente, “di fronte” ai danzatori, ma alle loro spalle, intento a scrutare con loro un diverso orizzonte di possibilità.
Ricco di travolgente dinamica e di accattivanti invenzioni teatrali Petite Mort di Jirí Kylián, trasparente allusione coreografica al rapporto di coppia e al legame amoroso. Lo stile di Kylián, atletico, veloce, è insieme un’esaltazione e una sfida per la preparazione tecnica della compagnia, che mostra qualche incertezza nell’esecuzione e però anche la grinta e la passione di sempre».
(Donatella Bertozzi, Al Sistina passerella di étoile in omaggio a Mozart, Il Messaggero, 10 luglio 1997)

«La serata, costruita attorno a Petite Mort, un titolo di Jirí Kylián per il Festival di Salisburgo (in occasione del bicentenario mozartiano del 1991) è appunto dedicata a Mozart. Promette molto ma finisce col dare poco: salvata, se si può dire così, solo dai 17 minuti riservati a Kylián. Miss K., del francese Hervé Robbe, è insopportabile, Green and Blue di Bill T. Jones, bello e scontato.
Petite Mort è la metafora forte e assieme decadente con la quale arabi e francesi alludono all’orgasmo. E fortemente allusiva è la creazione di Kylián. Sei uomini, sei donne e sei fioretti ne sono il materiale. [...]
Il gioco a nascondino dentro e fuori dagli abiti che stanno in piedi da soli è il “ludus”, gli abiti che si rincorrono vuoti la raggiunta pace dei sensi. L’argomento è trattato con estrema raffinatezza ed eleganza, tanto che, a distrarsi, non se ne coglierebbe il significato. La serata era iniziata con Miss K. di Hervé Robbe, sul Concerto per clarinetto K 622. un pezzo assolutamente inutile, che allinea ragazzi in tuta-pigiamino, sogni di regine porcospino, spazzacamini, sonnambuli, abat-jour a pagoda e tutti i “nonsense” dell’avanguardia americana anni Sessanta. Molto meglio il Bill T. Jones di Green and Blue (le bande verdi e blu che appaiono ai lati della scena), su estratti dal Quartetto K 590 e del Divertimento K 563. Il brano, che esalta al massimo la sapienza tecnica di quelli del Lyon, è una fuga prospettica di corpi lucenti e seducenti, di segmenti di braccia e gambe declinati virtuosisticamente. Qua e là passi a due omosex e fisicità equivoche. Come l’androgina e bravissima Julie Bacon che disegna le sue figure acrobatiche e intense davanti a un sipario color sole».
(Elsa Airoldi, L’amore è una piccola morte, parola di Kylián, Il Giornale, 13 luglio 1997)

«Kylián è un maestro, gli altri a confronto sembrano dei dilettanti. Che la compagnia dia il meglio nella Petite Mort, molteplice atto d’amore, è normale perché con un coreografo di così grande talento il difficile diventa facile e la danza procede naturale e sciolta. La fantasia è premiata, le fatiche sono ricompensate.
Green and Blue, di Jones è un tentativo serio di leggere improvvisando (il punto di partenza è il suo mondo bellissimo e forte di ispirazione negra) la musica da camera di Mozart, portandola nella diversa fisicità di artisti bianchi. L’adattamento riesce solo in parte, malgrado l’eleganza e la precisione ritmica di una coreografia che rivela soltanto la variazione di una ballerina eccezionale, Julie Bacon, che ha un assoluto controllo del corpo e una innata eleganza.
Miss K. di Robbe dura mezz’ora e dopo cinque minuti ha detto tutto. Memorie d’infanzia, modernità surreale, nessun accordo tra musica e danza. Meglio sarebbe stato ballare sul silenzio e per pochi minuti. Robbe non deve uscire dal suo microcosmo, Mozart è troppo illuminato per accettare la sua compagnia».
(Mario Pasi, Roventi passi a due per Mozart, Corriere della Sera, 9 luglio 1997)

«La recente “residenza” di Bill T. Jones, il geniale coreografo nero-americano, ha avuto speciale importanza per la maturazione tecnica ed espressiva della compagnia. In effetti, il brano di Bill T. Jones, su musiche per archi di Mozart, Green and Blue, è stato quello più imponente ed eseguito con vera ammirazione: un astratto, perfetto, fluido gioco di incontri tra due, tre, quattro danzatori. Incontri sempre nuovi, diversi, stravaganti – ma sempre casti, rigorosi, strutturati come tanti livelli di un’immensa architettura in movimento tra terra e cielo. Una festa di genio coreografico, con danzatori preparatissimi, anche se – francamente – non tutti in forma; specie nel secondo balletto, Petite Mort di Jirí Kylián. Questi poveri ragazzi non sono mai apparsi al meglio, stretti com’erano in orribili costumi, che sembravano vecchi capi di biancheria intima. Ma hanno tutti eseguito alla perfezione questo strano torneo d’amore e di sesso, tra un gruppo di ragazzi in mutande, armati di fioretto, e ragazze, anch’esse in mutande, spesso nascoste pudicamente dietro rigidi abiti secenteschi, montati su rotelle. Nell’insieme, il balletto è l’evocazione, estrosa, di certi momenti in cui l’amore, ovunque ci capiti nella vita reale, sembra un curioso, imprevedibile balletto; e di altri momenti in cui la danza, in palcoscenico, somiglia moltissimo all’amore.
Precede, in apertura, un inutile Miss K.».
(Vittoria Ottolenghi, E Jones gioca con Mozart, Il Mattino, 17 luglio 1997)