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Cartellone 1993
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IL MELOLOGO COMICO
(discorso melodioso musicato e non cantato)
Teatro Vascello, 22, 23 luglio 1993

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Animali di stranalandia
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«Non si tratta infatti di una riduzione alla scena dei testi di Benni. Ma piuttosto di una sorta di poema sinfonico, per voci e strumenti, interpretato dal bravissimo Roberto Herlitzka e Anna Nogara. L’avventura dei professori naufraghi nel paese delle stranezze è l’occasione teatrale per una descrizione in punta di parole e di note. [...] Personaggi, o meglio, figurine ritagliate in un microcosmo satirico. Cartoni animati che rifanno il verso ai tic, ai vizi e ai vezzi degli umani. Un pullulare di bestiole rampanti, insetti faccendieri, alieni trafficanti, che tanto somiglia all’umanità della porta accanto. E la musica suonata dal vivo, composta da giovani autori contemporanei, sa sottolineare a tratti con efficacia l’ironia del testo».
(Emilia Costantini, Sulla nave di capitano Benni verso il paese delle stranezze, Corriere della Sera, 24 luglio 1993)

«Come non rilevare che i due interpreti al leggio, gli inventivi Roberto Herlitzka e Anna Nogara, sono ricorsi a uno stile analogo a quello indotto e praticato da Satie, Cage o Berio, affrontando un precipitato di parole, scandendo frasi come partiture, officiando un cerimoniale affabulante, burlesco, stizzito, vulcanico? E come non capire, come non sentire che le pagine dei sei compositori, ossia Mauro Bonifacio, Mauro Castellano, Fabio Cifariello Ciardi, Alessandro Sbordoni, Fausto Sebastiani e Alessandro Solbiati, costituite di guizzi alla tastiera, di punteggiature imprendibili ai fiati, di blitz di onde, di strappi alla regola tonale, erano il cuore dolce e duro di una paranoia satirica che in Benni prende le ali, alla ricerca delle virtuali stranezze della nostra normalità? E va lodato anche il contributo di fissaggio dei materiali sulla scena, l’ordine segreto dato al puzzle dal regista Piero Maccarinelli».
(Rodolfo Di Giammarco, Benni e il suo allegro bestiario in musica, la Repubblica, 24 luglio 1993)

«Sul palcoscenico del Teatro Il Vascello bastano due pianoforti (Andrea Baggioli e Mauro Castellano), un nutrito drappello di fiati, sax, percussioni e arpa a dar voci al serraglio stralunato, di cui ciascun musicista (pur in una piacevole continuità di intenti) ha colto un diverso aspetto: quello cosmico dell’«in principio era» di Solbiati, quello illuminista-enciclopedico di Castellano, quello canzonettistico-cabarettistico di Sebastiani, quello malinconico-fané tutto francese di Sbordoni, quelli dadaisti di Cifariello Ciardi e Bonifacio. Il tutto condito dalla direzione attenta di Enrico Marocchini, dalla regia precisa di Piero Maccarinelli e dai bellissimi disegni antropomorfi di Colette Veaute, proiettati in diapositive multivisuali, nei quali molti di noi hanno sicuramente potuto riconoscersi».
(Marco Spada, Nel serraglio di Stranalandia, l’Unità, 25 luglio 1993)

«Le note dei sei compositori, nessuno escluso, si sono limitate a sottolineare il significato delle parole, con risultati a volte deliziosi, come nel quinto melologo dove alle tirate virtuosistiche di una gallina intelligente ha risposto un sassofono impegnato in difficili tirate virtuosistiche interpretato da Federico Mondelci».
(Giulia Bondolfi, Poesie in musica, Il Messaggero, 23 luglio 1993)

«Inventa il Festival Romaeuropa, di invitare sei compositori giovani ma già noti a misurarsi con un gioco lieve e pericoloso: il melologo comico. Cioè disporre la musica (da uno a otto strumenti) attorno alla parola parlata. Non sei compositori d’una scuola, d’un linguaggio; nemmeno sei disposti in equilibri rappresentativi. Sebastiani, strutturatissimo; Solbiati, profetico; Castellano, geometrico; Cifariello, indagatore; Sbordoni, un nuovoconsonante; Bonifacio che è un berghiano, un corghiano e soprattutto un bonifaciano. [...] Che cosa accade? Che ciascuno trova dentro alla sua natura e al suo linguaggio pochi elementi cardine per ristudiare il rapporto fra la parola, la musica e l’immaginario del pubblico: una passeggiatina gustosa su una strada che potrebbe, percorsa fino in fondo, portare dritto al nuovo teatro d’opera».
(Lorenzo Arruga, Coccodè, maestro!, Panorama, 8 agosto 1993)