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Cartellone 1997
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KADDISH
Opera rock multimediale
Teatro Olimpico, 7, 8 ottobre 1997

Evento
Rassegna stampa

Videtti su Kaddish
Rassegna stampa

«Un pugno allo stomaco e un devastante viaggio nella cattiva coscienza della storia. Kaddish, l’opera multimediale presentata da Romaeuropa al teatro Olimpico in prima italiana, è questo ma non solo. È uno spettacolo che parla tanti linguaggi e molte lingue, che unisce in un’ossessiva e ipnotica performance il rock più duro e devastante con il cinema, il free jazz, la poesia. È un’ora abbondante di violenza per un pubblico che rimane immobile sulle poltrone senza fiatare. [...]
Forse non c’è nulla di innovativo nello spettacolo ad immagini dei Towering Inferno, che abilmente unisce i formalisti russi ai videoclip: la loro musica è certamente il prodotto di una vigorosa digestione di stili e generi, dal rock alla etno, la recitazione, nell’immobilità dei musicisti, è scarsa e unicamente vocale, ma l’effetto è indubbiamente dirompente. Come il canto finale in yiddish, dolce e maestoso, di Melanie Pappenheim che accompagna le immagini di un uomo che ha abbandonato il suo corpo sulla spiaggia, mentre Endre recita: «Il vento mi soffia attraverso, il dolore del mondo ha collassato su di me». Per ascoltare l’applauso ci vogliono dieci secondi».
(Maurizio Belfiore, Il raggelante rock dell’Olocausto, l’Unità, 9 ottobre 1997)

«Com’è prevedibile, con i decibel della colonna sonora si fondono mirabilmente i documenti più eclatanti e visivamente più “forti” quali le croci uncinate e le stelle di David fiammeggianti, una panoramica della porta di Brandeburgo di Berlino e il volo di una gigantesca aquila. Ma proprio in questa sua prevedibilità psico-sensoriale, l’operazione mostra forse il suo lato più debole; nel senso che l’impianto tecnologico sembra destinato a un impatto comunque roboante, mentre lo script della parte visiva ambisce a sottigliezze che la magnitudo totale non legittima.
Anche perché, probabilmente, lo spettacolo era destinato a platee all’aperto con una ricchezza di effetti speciali che l’antologia critica sul programma di sala lascia immaginare: croci uncinate fiammeggianti dal vero, fumi e architetture neoclassiche che riproducevano la porta di Brandeburgo, atmosfere simili a quelle dei famosi concerti dei Pink Floyd. Il che fa chiedere se le aspettative deluse non siano da imputare a un’errata collocazione e a un’ancora più inesatta destinazione».
(Chiara Vatteroni, Infernale opera rock inadatta al “chiuso”, Il Piccolo, 9 ottobre 1997)

«Una performance che non manca di ingegnosità, ma che disorienta il pubblico proprio perché non è completamente il futuro con il suo ancora aggrapparsi a un passato che già altri hanno trattato nelle più diverse forme. Un’opera comunque da Festival (prima di Romaeuropa la si è vista al Festival di Edimburgo), che in molti critici ha suscitato consensi pari a Jesus Christ Superstar e Tommy, due opere rock che hanno fatto epoca.
Il guaio è che somiglia troppo a queste ultime due, e a quanto abbiamo visto negli anni Settanta, mentre il rapporto musica e immagini ricorda certi concerti dei Pink Floyd e certi spettacoli di un musicista minimalista come Philip Glass.
Una volta tanto il prestigioso Eno non ha avuto ragione. Il futuro ci sembra costellato di spettacoli molto più audaci e complessi».
(Ettore Zocaro, “Kaddish”, quel rock inglese non proprio all’avanguardia, La Sicilia, 12 ottobre 1997)