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Evento Rassegna stampa Intervista a Goebbels Montecchi su Goebbels |
HEINER GOEBBELS di Giordano Montecchi Quando negli anni Ottanta cominciò a circolare il termine "art rock", Heiner Goebbels e il suo trio Cassiber furono tra i principali responsabili dell’affermarsi di questa locuzione che suonava come un ossimoro, un abbinamento di opposti. Da allora il percorso verso la piena legittimazione estetica di generi e linguaggi estranei all’alveo - o meglio ai molteplici alvei della musica dotta - ha coperto un tragitto molto lungo. Insieme ad altri musicisti la cui lista non cessa d’aggiornarsi, Goebbels, nutrito degli infiniti apporti delle sottoculture metropolitane, educato al magistero drammaturgico di Heiner Müller, ci mostra fino a che livello di rielaborazione linguistica e di compenetrazione possano spingersi i linguaggi musicali eterodossi, gli idiomi dalla cultura popular fra le mani di un artista geneticamente orientato ad una concezione della ricerca musicale liberata da gerarchie, da delimitazioni di campo e sostanzialmente aliena da ogni fisionomia di matrice neo-accademica. Lo scarto differenziale che distanzia la ricerca musicale di Goebbels dalle derive delle neo-avanguardie di estrazione dotta si misura non tanto nella diversità dell’esito linguistico, bensì, soprattutto, nell’approccio, nel modo cioè con cui gli idiomi, i materiali, gli stimoli e le reazioni vengono assunti preliminarmente, componendosi in un quadro di riferimento di eccezionale apertura visuale. A differire sono la pulsione iniziale, il background intriso di elementi propri delle sottoculture metropolitane da cui discendono una prassi compositiva e una prospettiva estetica congenitamente altra. La ricchezza del pensiero e la complessità della sintassi di Goebbels appartengono indiscutibilmente alla musica d’arte, e ciononostante la differente genealogia culturale ne marcano in modo prepotente la forza e la novità, in termini persino provocatori rispetto alla nozione corrente di musica di tradizione dotta. I brani e gli artisti riuniti in occasione di questo concerto formano un piccolo ma agguerritissimo campione di una nuova generazione di artisti per i quali misurarsi nei più diversi contesti stilistici e di linguaggio rappresenta non l’esito di una ricerca - magari etichettabile sotto la consunta rubrica della contaminazione -, bensì una condizione naturale, un dato originario. Heiner Goebbels, David Moss, Peter Rundel, Ali N. Askin formano un coacervo straripante di stimoli e ormai ricco di storia; chiamano in gioco il percorso emblematico di una comunità artistica coraggiosa e innovatrice come l’Ensemble Modern Ensemble Modern, rimandano alle ultime vicende europee di Frank Zappa, alle straordinarie frequentazioni con la multimedialità e la drammaturgia di Heiner Müller. I brani proposti in concerto sono un’esemplificazione di una fucina trasversale, il sampling di una poetica nella quale l’originalità non sta tanto nel fatto che vi si combinino sostanze musicali pure e materiali spuri o quotidiani, bensì nella valenza e nella forza di suggestione con cui questi accostamenti, sfuggendo magnificamente alla ricerca intellettualistica sui materiali, si dedicano a restituirci una lettura del mondo presente assolutamente pertinente e soggiogante nei suoi connotati uditivi. (in Catalogo Romaeuropa Festival 1997) |
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