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Evento Rassegna stampa |
Rassegna stampa «Secondo Hervé Robbe “i gesti – quelli suoi, evidentemente – sussurrano frammenti di un dialogo cucito col filo della danza”. Allora come ebbe inizio la gestualità invertebrata di Robbe, qual è stata la sua molla creativa? Il Cervello, o l’Istinto? Così, assistendo ai due numeri in programma Initiales e Id., tornava a galla il dilemma su chi è nato prima, la gallina o l’uovo. Insondabili processi delle priorità. Nessun dubbio riguardo a Robbe. Il suo è un itinerario mentale, tipico del nostro tempo ed è questa l’unica certezza stilistica, riguardo lo spettacolo dell’altra sera. Ma non era tutto. La noia di ballare (e di vivere?) era una presenza costante, un’invitata speciale, privilegiata. Benché ogni passo a due fosse improntato all’astrazione, all’esaltazione dell’intelletto, la presenza musicale si componeva di flashback, di ricordi di suoni e rumori dispiegati senza nesso apparente. Anche a livello dei passi. Perché, ad esempio, un classico écartè si ripiegava su se stesso, come per cancellare la tecnica dell’accademia? Una parte del pubblico era fanaticamente entusiasta. Un’altra, invece, ha disertato Villa Massimo prima della fine dello spettacolo». (Mya Tannenbaum, Una raffinata noia di ballare, 19 luglio 1996) «Seppure algidamente suggestivo, il programma non dà molte altre indicazioni sull’attività di un centro coreografico (di Brest) e non è facile immaginare come lo stile raccolto e poco teatrale di Robbe possa estendersi a una performance in cui siano previsti più esecutori. Initiales è una creazione recentissima (il debutto a Brest è del marzo scorso): due chaise-longue sono posizionate sul palcoscenico; un uomo e una donna siedono uno di fronte all’altra. Il rapporto tra di loro, illustrato dallo svolgersi della danza, è intimo e disinvolto, parla di una lunga frequentazione e di molte cose condivise. Sono i corpi a parlare, nella vicinanza, nel rispetto dei ritmi individuali, nell’automatico alternarsi del discorso. Id. (di cui Robbe presenta una selezione di duetti) è una rielaborazione del mito di Narciso interpretato come rifiuto dell’alterità e della complementarietà ed espresso nel dialogo fluido dei corpi dei due interpreti: lo stesso Hervé Robbe e la bravissima Catherine Legrand, morbida e altera nel continuum dinamico che è il fondamento dello spettacolo». (Chiara Zatteroni, Hervé Robbe, in punta di piedi nell’anima, Il Piccolo, 20 luglio 1996) |
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