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Cartellone 1999
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GO; LEAD RED
Teatro Vascello, 15, 16 ottobre 1999

Evento
Rassegna stampa

Festival nordico

FESTIVAL NORDICO
di Carmela Piccione

Romaeuropa Festival e la danza contemporanea scandinava.
Al Teatro Vascello in cartellone tre prime italiane: Pli à Pli firmato da Ingun Bjørnsgaard, norvegese (per l'Ingun Bjørnsgaard Prosjekt), Go e Lead Red composte su musiche tradizionali africane da Ari Tenhula, danzatore e coreografo finlandese, Exklusif, un brano di Palle Granhøj creato per il suo complesso. Difficile individuare esperienze e tematiche comuni tra i giovani creatori se non nell'esasperata visionarietà e complessità di un approccio coreografico fortemente impregnato di teatralità. Di una musica che rimanda a profumi e culture ancestrali. Bach e Vivaldi, ma anche brani popolari ugandesi ed etiopici, antiche ballate tradizionali del Mali, cante jondo e flamenco. Danzatori e attori per il Granhøj Dans e il loro Exklusif accompagnato da violini, cornamuse, percussioni, tamburi. Dal canto e dalla parola che delimitano un'arena sovraccarica di abiti e colori. Quinte immaginarie che fanno da sfondo ad un delirio collettivo. Corpi in continua tensione che si piegano al movimento, ostacolati, trattenuti da energie in divenire che irrompono prepotenti nei loro assoli. C'è l'ombra minacciosa di Forsythe in questo lavoro. Nella precisione assoluta del gesto, nelle dinamiche asciutte, essenziali scolpite come effigie. Ambienti chiusi, claustrofobici, atmosfere soffocate da una scenografia che predilige colori forti, accecanti per Pli à Pli. Un vecchio salotto démodé, début de siècle, porte che si aprono e si chiudono per accogliere uomini, donne...
Incontri clandestini, romantici, appassionati fieri, aggressivi, scanditi dai violini che eseguono celebri pagine bachiane. Frammenti di relazioni continuamente percorsi da un'incomunicabilità costante. Ironici, spiazzanti, a volte devastanti, nel mettere a nudo l'animo umano. Semplici storie di ordinaria e scontrosa quotidianità, quelle narrate da Ingun Bjørnsgaard, tragicamente moderne.
Diverso l'universo coreografico di Ari Tenhula. Dalla Finlandia all'Africa, terre algide, ghiacci macchiati da colori solari e fluorescenti per una danza ipnotica, concertante, di un vitalismo che sembra trarre nutrimento dalla terra. Tamburi, percussioni, ci riportano ad antiche tradizioni tribali, che Ari Tenhula riorchestra per i suoi danzatori (tre uomini). Ritmi pulsanti di vita, movimenti come graffiti avvolti da un calore, da una sensualità sempre trattenuta, mai ossessiva, invadente. Evocano il fluire della vita, la stagione dell'esistenza... Sino al dipanarsi di un finale in crescendo. Nei silenzi, nelle ombre, nella quiete ritrovata dei paesaggi dei padri. La Finlandia come memoria e terra d'approdo.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1999)