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Evento Rassegna stampa Bagouet / Brown: Un Incontro Un mistero concreto |
Coreografia Trisha
Brown Interpreti Trisha Brown Company, Compagnia Dominique Bagouet POUR MG: THE MOVIE (1991) Musica Alvin Curran Luci Spencer Brown Costumi Trisha Brown Danzatori Trisha Brown, Liz Carpenter, Nicole Juralewicz, Kevin Kortan, Will Swanson, David Thomson FORAY FORÊT (1990) Scenografia Robert Rauschenberg Luci Spencer Brown Musica di banda Danzatori Trisha Brown, Liz Carpenter, Nicole Juralewicz, Kevin Kortan, Gregory Lara, Carolyn Lucas, Diane Madden, Trish Oesterling, Will Swanson, David Thomson ONE STORY AS FALLING (1992) Scenografia e costumi Roland Aeschilimann Musica Alvin Curran Costumi Dominique Lacoustille Luci Spencer Brown Danzatori Hélène Cathala, Matthieu Doze, Dominique Jégou, Gregory Lara, Sylvain Prunenec, Fabrice Ramalingom, Will Swanson, Juan Manuel Vicente Nel 1989 Dominique Bagouet, coreografo in residenza presso il Centre Chorégraphique National de Montpellier, invita, per qualche mese, la coreografa americana Trisha Brown ad assumere la direzione del centro ed a guidare i suoi danzatori. L’offerta di Bagouet sollecita in modo specifico due interessi della coreografa americana: lavorare con un importante gruppo di danzatori francesi e sviluppare un progetto di collaborazione con la Francia che, sin dall’inizio, sostiene la sua attività. Nasce così One story as falling, la prima coreografia creata da Trisha Brown appositamente per danzatori francesi. La scena, delimitata agli angoli da parallelepipedi bianchi, vede muoversi un gruppo di ballerini in giallo attorno all’unica solista donna, in bianco: all’interno delle figure geometriche, i danzatori appaiono come blocchi gelidi e impersonali, mentre eseguono disegni coreografici che richiamano la danza-architettura del Bauhaus, simbolo di un movimento asciugato da ogni spettacolarità. Tracce di geometria, riconoscibile segno ieratico della danza della Brown (anch’essa in scena), sono l’anima di Pour MG: the movie, la prima delle tre creazioni nate dal soggiorno in Francia della coreografa: i ballerini, vestiti in rosa, muovendosi a scatti, compiono ripetitivi percorsi in una coreografia quasi scultorea, dove «ogni movimento è l’ultimo», ma «anche l’inizio del seguente». Infine, in Foray forêt, pièce ispirata alla vita nella foresta, l’evocazione di un mondo distante e lontano vive da una parte attraverso le azioni che, come giocando con le diverse parti del corpo, si rimandano l'una all’altra, e dall’altra nella potenza della scenografia di Rauschenberg che, nelle luci dorate e argentee, ricorda un paesaggio lunare, essendo la luna, come afferma la stessa Brown, simbolo di «un mondo astratto dotato di una propria spiritualità». Tre coreografie che manifestano la totale passione della Brown per l’analisi del movimento, che è interno, ma anche esterno: geometrie che nel rapporto verticale-orizzontale liberano la memoria del corpo e quella dello spirito. |
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