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Evento Programma il trillo del diavolo Faust, la soglia Faust servitore di due padroni Voci viennesi per Goethe Cantare Goethe Un negromante a Parigi Un organo contemporaneo Pestalozza su Pousseur Busoni e Schönberg D’après Faust |
IL TRILLO DEL DIAVOLO di Michele Dall’Ongaro Sembra che l'accostamento tra Paganini ed il diavolo sia farina del sacco di Goethe ed è quindi per merito di entrambi se l'aura luciferina del violino a tutt'oggi non sembra estinguersi. Una sorta di staffetta retorica che dal tartiniano Trillo al soldato della Histoire di Stravinskij ha condotto ai giorni nostri il testimone di una convenzione felicemente sinistra. Inevitabile dunque imbattersi, seguendo il percorso, in una pagina come la Fantasia concertante su temi del Faust di Gounod, ventesima fatica del virtuoso compositore polacco Henryk Wieniawski (1835-1880) e duplice omaggio alla popolare opera del francese come al virtuosismo deliziosamente “fine a se stesso”. Famiglia di musicisti, i Wieniawski non si risparmiarono: oltre al Nostro anche un fratello pianista, un altro tenore, una figlia compositrice e un nipote compositore, per rimanere ai primi rami dell'albero genealogico. Girando il Vecchio e il Nuovo mondo, Henryk butta giù una gran quantità di pezzi tagliati sulla sua misura di esecutore dove l'omaggio agli hits dell'epoca si fonde ad un sano culturismo violinistico che raccoglie con spavalda brillantezza schegge dell'eredità paganiniana. Come polo opposto di questo pezzo ci si può limitare a segnalare la Sonata in fa minore op. 80 di Prokof’ev, una delle pagine più cupe e intimamente dannate del musicista russo. Iniziata nel 1938 ma compiuta nel '46, la prima sonata (sorella di un gruppo di opere denominate Pagine di guerra) è uno dei pochi esempi di musica esclusivamente al nero di Prokof’ev, accostabile alla Terza Sinfonia e – ovviamente - alla sua diretta ispiratrice, l'opera L’angelo di fuoco, dove - tra streghe e inquisitori - fanno capolino anche Faust e Mefistofele nella memorabile scena della trattoria. Musica nera dunque, dove il virtuosismo non porta ad alcuna catarsi bensì al suo contrario: una sorta di contrappasso dantesco dove il virtuoso è condannato ad una pena eterna fatta di scale, arpeggi e ancora scale e arpeggi. Per sempre. (in Catalogo Romaeuropa Festival 1997) . |
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