Tutte le edizioni
Cartellone 1997
stampa questa pagina




IL MITO DI FAUST
dal 9 ottobre al 3 dicembre 1997

Evento

Programma
il trillo del diavolo
Faust, la soglia
Faust servitore di due padroni
Voci viennesi per Goethe
Cantare Goethe
Un negromante a Parigi
Un organo contemporaneo
Pestalozza su Pousseur
Busoni e Schönberg
D’après Faust

UN ORGANO CONTEMPORANEO PER TUTTE LE STAGIONI
di Lorenzo Tozzi

Strumento antico come pochi altri nella storia musicale europea, anzi a lungo strumento per antonomasia (organon), l'organo ha ricevuto in tempi recenti attenzioni inattese da parte di compositori contemporanei. Basterebbe per tutti il nome di Olivier Messiaen, grande organista, compositore caposcuola e maestro del mitico Pierre Boulez.

Due eloquenti esempi di splendida sopravvivenza contemporanea della creatività organistica vengono da due compositori di diversa estrazione e generazione come Petr Eben, cecoslovacco, e Ivan Fedele, leccese. Particolarmente impegnativa l'opera di Eben, nato nel 1929 e formatosi dopo la guerra (e dopo l'internamento di Buchenwald) all'Accademia di musica di Praga. Pianista ed apprezzato improvvisatore, Eben conferisce all'antico strumento un ruolo nodale nella sua opera: il suo vasto catalogo comprendente infatti l'oratorio in lingua greca Apologia di Socrate, musica sacra (Messe, Vespri e canti liturgici), cantate, concerti per vari strumenti (tra cui la Symphonia gregoriana per organo del 1954), molta musica da camera e pianistica (con particolare riguardo alla musica per l'infanzia), musica corale e soprattutto organistica (Laudes, Fantasie corali, una partita).

Un discorso a parte merita la musica di scena per il Faust di Goethe commissionatagli dal Burgtheater di Vienna nel 1976, in cui all'organo è riservato un ruolo dominante come elemento capace di ritrarre coloristicamente l'eterno dissidio tra il bene ed il male attraverso due opposti registri espressivi dello strumento: quello aulico della grande tradizione e quello leggero e frivolo dell'organo da barberia. Questa idea fondamentale sopravvive nella riduzione della partitura per organo solo sfociando in una scrittura a tratti trasgressiva e provocatoria.
La successione dei nove movimenti (Prologo, Mysterium, Canto del mendicante, Coro di Pasqua, Canzone degli studenti, Margherita, Requiem, La notte di Walpurgis, Epilogo) segue pressappoco lo svolgimento dell'azione e si spinge alla evocazione di opposti mondi, dalla contemplazione celeste degli arcangeli (Prologo) al sabba stregonesco della Notte di Walpurgis, dalla gioia dei cori studenteschi che occhieggiano ad un accademismo bachiano alle tinte cupe, senza speranza e dense di aguzzi rimorsi, del Requiem per i funerali della madre e del fratello di Margherita.
Privato della scena, Faust diviene così una sorta di musica programmatica in nove movimenti preceduti da alcune righe tratte dalla scena corrispondente. Quasi occhieggiando a Liszt, Franck e Reger, la scrittura organistica vi si fa a tratti rigogliosa e complessa, non esente da esplosive miscele tra folclore, arcaiche modalità gregorianeggianti ed un carattere prevalentemente improvvisativo. Un ponte insomma tra passato e presente, tra tradizione e modernità.

Tratti non meno contemporanei riscontriamo in Preludi e toccate Diabulus in musica per organo del quarantaquattrenne leccese Ivan Fedele, formatosi musicalmente al Conservatorio Verdi di Milano con Bruno Canino (pianoforte) e con Azio Corghi (composizione) e perfezionatosi con Franco Donatoni nei corsi di composizione dell'Accademia di S. Cecilia. Dopo una giovanile carriera pianistica si dedica alla composizione e segnatamente alla ricerca elettro-acustica nonché all'insegnamento.
Scritto per l'organo di S. Maria della Grazia di Lecce, Preludi e toccate si articola in sei brevi sezioni per una durata complessiva di circa dieci minuti. Frequenti gli sbalzi di tempo e di temperatura che privilegiano ora una scrittura squillante ed energica, ora una fiorettatura virtuosistica, folate di note, veloci grappoli sonori, scontri dissonanti, poliritmie e una ricerca di esiti timbrici favorita da una registrazione ricca e rigogliosa (dettagliatamente prescritta nello spartito). Una fitta ragnatela di umori, variegata e immaginifica che aggiorna il più antico degli strumenti alla più contemporanea delle scritture.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1997)

.