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Cartellone 1997
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IL MITO DI FAUST
dal 9 ottobre al 3 dicembre 1997

Evento

Programma
il trillo del diavolo
Faust, la soglia
Faust servitore di due padroni
Voci viennesi per Goethe
Cantare Goethe
Un negromante a Parigi
Un organo contemporaneo
Pestalozza su Pousseur
Busoni e Schönberg
D’après Faust

D’APRÈS FAUST
di Michele Dall’Ongaro

L’elenco dei musicisti che si sono ispirati al mito di Faust nelle loro opere è davvero denso di nomi. Oltre alle partiture più note (di Gounod, Berlioz, Boito, Mahler, ecc.) ci sono molti titoli che basterebbero per la stesura del programma di molti altri festival e rassegne. Ricordiamo solo i due cori di Furtwängler del 1904, le musiche di scena di Paul Dessau (1949-1953), la musica radiofonica Hélène et Faust di Jolivet (1958), le molte pagine dedicate alla notte di Valpurga
(tra cui quella – strepitosa - di Mendelssohn), le musiche di scena di Mascagni, le pagine corali di Schubert (meno note degli arcinoti Lieder), le Scene dal Faust di Schumann (1843-53) per soli coro e orchestra (di rara - quanto auspicabile - esecuzione), la cantata di Alfred Schnittke del 1982 poi trasformata nell’opera Histoire von D. Johann Fausten tratta da Spies e ancora Chor Gefangener Trojer per coro e orchestra di H. W. Henze (1948), per tacere delle centinaia di altre partiture di autori anche notissimi (come Wagner) che più di una volta si sono accostati al mito faustiano come ad una sorta di soglia magica, un confine iniziatico tra la propria arte ed una dannazione quasi cercata. Tra questi il più prolifico è probabilmente Liszt. Oltre alle opere presentate questa sera molte altre, ad iniziare dal Faust-Sinfonie, si ispirano non solo a Goethe ma anche ad altri autori come, ad esempio, Lenau. Pare che Liszt abbia scoperto il Faust di Goethe grazie a Berlioz nel 1827 nella traduzione di Gérard de Nerval che aveva appena fatto la sua apparizione in Francia. E infatti è all'amico che Berlioz dedica La Damnation de Faust di cui oggi si ascoltano due celebri pagine nella trascrizione lisztiana.

Si può dire che intorno a Faust (e il programma di questo concerto tende a dimostrarlo) Liszt tracci un percorso doppio. Da un lato il virtuosismo più appariscente, quasi spaccone, al quale Liszt affida il racconto di un demonismo iconografico e smagliante. Quel Male dal quale tutti vorremmo farci sedurre, qualora solo il Maligno volesse degnarci di qualche attenzione, in cambio di molto meno dell'Anima. Quasi in saldo, diciamo. Dall'altro, un sentiero molto diverso, di cui La Bagatelle sans tonalité (1885) è paradigma che ci conduce da Faust a Faustus (non a caso uno dei temi della nostra rassegna), alle soglie di un tragitto musicale di impressionante, presaga modernità. Tra queste due strade si colloca a perfezione la presenza di György Kurtág. Anche in questo brano (dedicato a Ferenc Farkas, compositore ungherese da noi un po' trascurato) si riconosce l'abituale cifra del testo di Kurtág. Di nuovo la paziente, certosina compilazione di un repertorio di stracci, brani, segnali, fossili di una civiltà musicale tanto amata quanto compianta. Il tessuto ordito da Kurtág pullula di frammenti accatastati senza furia nichilista ma quasi con amore diremmo paterno. In questa curiosa sintesi tra Webern e Bartók (ma bisognerebbe anche citare Rilke ed altri) il compositore sembra obbligarci in uno strano viaggio nel tempo, nel nostro tempo interiore alla ricerca delle tessere di un mosaico che non sarà mai ricomposto.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1997)

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