Tutte le edizioni
Cartellone 2002
stampa questa pagina




ELECTROMUSIC EUROPE
Brancaleone, dal 19 ottobre
al 23 novembre 2002
LA STORIA DI LASZLO FOGARASI JR., IN ARTE YONDERBOI
di László Széll

Quando è in abiti civili, questo ventenne ungherese di talento si chiama in realtà Laszlo Fogarasi Jr. Vive da solo a 250 chilometri da Budapest, e impiega quattro ore di autobus per tornare al paese di Merney, dove è cresciuto.
Per quanto sin da bambino avesse mostrato interesse per la musica, non riuscì cantare nel coro della scuola. La sua insegnante lo chiamava infatti “orecchie foderate”, e gli permetteva solo di fingere di pronunciare le parole quando gli altri cantavano, ma incoraggiò i suoi genitori ad assecondare il senso del ritmo del figlio.
Durante le scuole secondarie prese lezioni di chitarra, ma la sua curiosità nei confronti delle tecniche musicali prevalse subito. Yonderboi ebbe il suo primo computer per suoni economico e si immerse in clicks e bleeps per la programmazione techno, incantato non tanto dallo stile della musica, quanto dalla nuove possibilità di crearla da solo.

Nella collezione di dischi di suo padre ha trovato le prime influenze musicali: Osibisa, Rhoda Scott e le prime hit discografiche. Nello stesso tempo, Yonderboi ascoltava anche i grandi del jazz ungherese e polacco degli anni sessanta e settanta, come Studio 11, Rudolf Tomsits, Gyorgy Vukan, Syrius e Zbigniew Namislowski. Le radici del suo gusto musicale, quindi, affondano nei motivi dell’Europa Orientale. Ha soddisfatto il suo interesse per tutti i generi musicali sintonizzandosi sulle stazioni radio dapprima ungheresi e poi di tutto il mondo, ascoltando la musica della quale, come ha detto lui stesso, «è vissuto». Il suo ultimo lavoro risentiva degli influssi dell’hip hop degli anni ottanta, De La Soul, Gang Starr, Stereo MCs e Beastie Boys, come anche dell’hip hop francese, specialmente MC Solar.

Al liceo, Yonderboi andava due o tre volte l’anno a Budapest, sperando di trovare nuovi dischi interessanti. Se non trovava quello che cercava, il metodo “fai da te” era per lui comunque il migliore. Aveva appena compiuto sedici anni, quando ha spedito il suo demo alla Underground Recordstore a Budapest. La prima uscita è stata con la Future Sound di Budapest: una compilation che ha avuto un riconoscimento internazionale. Il singolo Pink Solidism è stato presentato in diverse compilation di altri paesi.

Dopo la maturità, nell’estate del 1999, Yonderboi è andato a Budapest con un suo amico, il tastierista Balazs Zsager. Hanno registrato Shallow and Profound in una stanza vuota della loro compagnia di registrazione: non avevano ancora una casa. L’album era caratterizzato da una strumentazione piena, con apparecchiature originali che includevano un organo “Vermona” della ex Germania Orientale. Per registrare le colonne sonore vocali e le basi acustiche strumentali hanno passato diversi pomeriggi nello studio, usando il vibrafono, la fisarmonica, il sax e la chitarra. Il mixing è stato fatto in casa su una scheda audio avuta in prestito.

Yonderboi riusciva contemporaneamente a lavorare con il tastierista Balazs Zsager, e a fare la strumentazione del singolo Bombajo (Crossroads Records) del giovane attore popolare Ivan Kamaras. Quest’ultimo divenne una delle hit nel Natale del 1999.
Fra i suoi nuovi progetti: Trevira Modern, un demo quasi finito per la musica dei titoli di The Cutting Edge. Shallow and Profound, il suo album d’esordio, sembra avergli aperto la strada di una brillante carriera.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 2002)