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Evento Stanze Les Chants Faëz Rumeur Chord Concerto per trombone e 28 strumenti |
UNA NOTA SU RUMEUR di Peter Szendy Rumeur, per voce soprano amplificata, flauto in sol, pianoforte, violino, alto e violoncello (1986), s’ispira, nella sua composizione, ad undici poemi della raccolta di Georges Pérec: Alphabets. Pérec ha sperimentato varie forme di costruzioni letterarie che si potrebbero paragonare alla scrittura “rigida” o “obbligata” dei musicisti. (Ricordiamo La Disparition, testo nel quale la lettera E non appare mai). In Alphabets, Pérec si è fissato un certo numero di regole molto vicine alle tecniche dodecafoniche; nella presentazione della raccolta, egli scriveva: «ogni verso utilizza una stessa serie di lettere diverse, una specie di scala, le cui permutazioni produrranno il poema secondo un principio analogo alla musica seriale: non si deve ri-utilizzare una lettera prima di aver esaurito tutta la serie». Quando il testo è cantato, l’ascoltatore percepisce chiaramente la frequenza inusuale di certi fonemi; in Rumeur, ogni frammento acquista un vero timbro consonantico. Nella musica quel codice testuale così pregnante si scompone. I vari poemi vengono frantumati, mischiati, e a quei frammenti si associano spesso motivi musicali ricorrenti, a volte trattati in modo... seriale! Strappato dal suo supporto naturale – la pagina e la sua composizione tipografica – il testo si ritrova sottoposto alla prova del tempo. Nell’ultima sezione della partitura, la cantante, rimasta sola, ostenta quel lavoro di erosione della parola: si ferma, esita, “tenta di ricordarsi”, si affanna, procede “a stento” come se ritrovasse solamente frammenti di memoria... Dall’omissione di certe sillabe, nascono nuove parole e il “furore” dell’incertezza si trasforma in esultanza: il piacere dell’oblio provoca una “violenta gioia”. (in Catalogo Romaeuropa Festival 1991) |
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