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Cartellone 1999
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LA CASA DI BERNARDA ALBA
Teatro Argentina, 15, 16 novembre 1999
Spettacolo di danza con canto, pianoforte, contrabbasso, chitarra elettrica e musica elettronica.

Composizione e impostazione musicale Helmut Oehring e Iris Ter Schiphorst
Messa in scena e coreografia Joachim Schlömer
Testo ispirato all’omonima pièce di Federico García Lorca
Ensemble Tanztheater Basel
Scenografia Frank Leimbach
Costumi Gesine Völim
Linguaggio mimico Christina Schönfeld

Interpreti (musicisti) Arno Raunig (soprano), Markus Reschinefki (pianoforte e tastiera), Jörg Wilkendorf (chitarra), Peter Kowald (contrabbasso)

Produzione Theater Basel (Basilea), Herbel-Theater Berlin (Berlino), Ref Romaeuropa Festival, Goethe-Institut

Prima italiana

Ultima opera scritta da Federico García Lorca, prima di essere ucciso dai falangisti nel 1936, La casa di Bernarda Alba narra la storia di una donna che, alla morte del marito, impone alle figlie il rispetto assoluto del lutto, impedendo loro qualsiasi contatto con il mondo esterno: la casa si trasforma così in una prigione e l’unica speranza per una delle figlie è un matrimonio che non verrà mai celebrato. La difficoltà e l’impossibilità della comunicazione nel romanzo rappresenta il terreno di incontro tra il compositore Helmut Oehring e il coreografo Joachim Schlömer, accomunati da un approccio particolare all’universo sonoro. Figlio di genitori sordomuti, Oehring ha appreso prima il linguaggio mimico e quindi quello fonetico, arrivando alla musica gradualmente e come autodidatta: i suoi lavori, per lo più strumentali, mescolano suoni raramente puri a fonemi non articolati dei sordomuti, dando vita ad una suggestiva riflessione sull’uso del linguaggio e sulla problematicità di una comprensione reale tra le persone. Molte delle coreografie create da Schlömer, d’altra parte, si muovono nel silenzio, dove l’unico rumore, che sia lo sbattere dei piedi o il tintinnio della pioggia, riproduce un battito simile a quello vitale. La libera rilettura dell’opera di García Lorca compiuta dai due artisti punta dunque su un continuo contrappunto tra suono e gesto, accentuato dal fatto che i musicisti sono relegati in una scatola nascosta al pubblico, ed è possibile vederli solo attraverso le immagini, rimandate da un televisore, di dita sulla tastiera o sulle corde. Se Oehring, inoltre, si affida al linguaggio mimico di Cristina Schönfeld e alle impennate sonore del soprano Arno Raunig, che duettano in scena, Schlömer sviluppa una grammatica gestuale molto ricca, che a tratti si blocca in un fermo immagine, per poi snocciolarsi in un ralenti o all’opposto sfrenarsi.