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| Coreografia Bill T.
Jones Scenografia Bjorn Amelan Musica Daniel Bernard Roumain Direttore artistico associato Guil Amelan Direttore di compagnia Jessica Cabrera Direzione di palco Kathryn Kyle Maude Direttore musicale Daniel Roumain Luci Robert Wierzel Supervisione luci Laura Bickford Direttore di produzione Bob Bursey Direttore prove Janet Wong Danzatori Nadide Asli Bulbul, Catherine Cabeen, Leah Cox, Shaneeka Harrell, Ayo Jackson, Wen-Chung Lin, Malcom Low, Erick Montes, Gaetan Pettigrew Durata 80 minuti In occasione del ventennale della compagnia, la Bill T. Jones/Arnie Zane Dance Company presenta uno spettacolo, Another evening (“un’altra serata”), che è memoria e futuro allo stesso tempo: un evento dove la danza si mescola con la musica, le parole, le immagini video, ripercorrendo, nelle quattro serate, le coreografie più significative ed importanti di questa straordinaria compagnia che nella sua storia ha sempre coraggiosamente guardato avanti, senza condizionamenti e senza pudori. Il tema centrale resta quindi il trascorrere del tempo. A vecchi lavori come il duo The continous replay (di Zane del 1977), riarrangiato fino a comprendere più di trenta danzatori, o come Blauvelt Mountain (creato da Jones con Arnie Zane nel 1980), o Last supper at uncle Tom’s Cabin che suscitò scandalo per i nudi in scena, si aggiungono brani degli anni Ottanta e Novanta, ma anche creazioni nuove nate attorno a passi di un testo scritto dallo stesso Jones (e da lui letto): uno spartito poetico che lascia spazio al linguaggio del corpo, «un teatro danza della vita», come dice lo stesso coreografo. Il testo riflette, sin dalle prime battute, sul perenne contrasto tra l’assolo e il movimento d’ensemble, proseguendo poi lungo la linea dei ricordi che scorrono da una immagine della sua infanzia alle parole della madre fino alle frasi scritte dopo l’11 settembre, che ne raccontano la rabbia e la paura. Mentre Jones parla rivolgendosi direttamente al pubblico, sul fondo della scena scorre il costo in dollari calcolato in tempo reale della guerra in Iraq, ed ancora numeri sono quelli che i danzatori, hanno stampati sulle loro maglie: sul petto la propria data di nascita, sulla schiena una data per loro significativa, del passato o del futuro. Gli assoli si alternano a disegni ed azioni che coinvolgono, due, tre, quattro danzatori fino all’intera compagnia, creando un movimento di danza esistenziale contrappuntato da un tappeto sonoro, composto ed eseguito dal vivo da Daniel Bernard Roumain, che miracolosamente miscela (con una tecnologia avanzata) suoni e musiche dalle origini più disparate. La memoria, quindi la vita di Jones (omosessuale nero), dunque la diversità (temi a lui cari) guidano le traiettorie di una coreografia che superando l’atteggiamento “ferocemente” antirazzista, lascia emergere una rinnovata coscienza di sé e del proprio corpo, mentre lo sguardo al passato non infrange la speranza di un futuro, oltre la paura. |
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