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Al Romaeuropa Festival: Seventh Truth (1996) |
Nata nel 1969 a Baku, capitale dell’Azerbaijan,
Aziza è figlia di Vagif Mustafa Zadeh, tra i più conosciuti
e amati pianisti jazz dell’ex-Unione Sovietica. Seguendo le orme
del genitore, prematuramente scomparso a soli 39 anni, anche Aziza ha
diretto la sua ricerca musicale verso la fusione del mugam, la
musica tradizionale del proprio paese, con le armonie del jazz, dando
vita ad un impasto sonoro che in poco tempo ha sedotto l’occidente.
Pianista, cantante, compositrice, ha iniziato a suonare all’età
di tre anni: a quattordici è già concertista, a diciassette
vince il suo primo premio internazionale, intraprendendo molto presto
una carriera da professionista in cui la guida la madre Eliza, che le
fa da insegnante e manager. Dopo il primo album solista, semplicemente
intitolato Aziza Mustafa Zadeh (1991), conosce il grande pubblico
con Always (1994), disco che le procura il Phono Academy Prize,
da parte della Società Fonografica Tedesca, come migliore produzione
jazz dell’anno, ed il prestigioso Echo Prize assegnato dalla Sony.
La terza prova, Dance of Fire (1996), le permette di ospitare
i più grandi nomi della scena jazz internazionale, del calibro
di Stanley Clarke, Al Di Meola, Bill Evans, mentre il quarto album, Seventh
Truth, prodotto lo stesso anno, crea diverse polemiche in patria
per l’audace copertina, dove Aziza appare seminuda. Osannata da certa critica, biasimata da altri per i troppi compromessi con la musica occidentale, a discapito della più autentica tradizione dell’Azerbaijan, ella continua a tenere concerti in tutto il mondo con grande successo, confermato anche dagli ultimi album, Jazziza (1997, un titolo che rievoca il nomignolo che le dava il padre da bambina) e Shamans. www.azizamustafazadeh.com |
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